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Genitori Mediatori

By Cristina Cattini on 28 settembre 2010 in ATTIVITA'
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IL GRUPPO GENITORI MEDIATORI

Genitori Mediatori nasce dal desiderio di alcuni genitori di incontrarsi, di condividere esperienze, stati d’animo, gioie e dolori rispetto all’affascinante percorso di crescere insieme al proprio figlio. Mancano spazi in cui i genitori di bimbi con esigenze speciali (e in un certo senso tutti i figli hanno esigenze speciali, se ci pensiamo…!) possano camminare insieme, confrontarsi e anche far sentire la loro voce, raccontare le proprie esperienze sapendo che sono perle preziose che si donano agli altri.

Sicuramente il “non sentirsi soli”, il sapere di avere persone accanto disponibili a sentire le nostre vicende come se fossero le loro, può essere fonte di sicurezza, può restituire fiducia nelle proprie possibilità e tirare fuori il meglio del nostro potenziale.

Nasce anche dall’interesse di questi genitori verso il Metodo Feuerstein.
Interesse condiviso anche da addetti ai lavori quali insegnanti, educatori, psicologi, logopedisti.

Genitori Mediatori si struttura attorno:

ad un Senso di condivisione: ossia alla capacità di saper condividere esperienze, sentimenti e pensieri con gli altri, quando ciò può essere utile per affrontare e risolvere insieme i problemi, creando una competenza maggiore e collettiva.

Alla Individuazione di un’alternativa ottimista: valutando con obiettività, ma con ottimismo, ciò che si deve fare, consapevoli che ciò richiederà sforzo e fatica, ma, se ben spesi, l’obiettivo prefissato sarà raggiunto.

Al Sentimento di competenza: l’uomo è un essere sociale, ha bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di sentirsi amato e desiderato e di poter dare a sua volta amore agli altri. Ha bisogno di sapere che può contare sull’aiuto degli altri e che egli stesso è in grado di fornire aiuto a chi ne ha bisogno. Tutto ciò avviene se ci si sente parte di una collettività.

Il GRUPPO GENITORI MEDIATORI, inoltre, vuole dare un contributo alla creazione di un ambiente modificante che favorisca la crescita cognitiva ed affettiva del bambino.
Tutte le persone coinvolte a vario titolo nella crescita del bambino (genitori, insegnanti, terapeuti, educatori del tempo libero…) se ne devono sentire responsabili, perché lo sono. I bimbi, soprattutto quelli con esigenze speciali, hanno bisogno di un ambiente e di presenze vicine che sappiano crescere e modificarsi insieme a loro! Solo così la crescita potrà essere completa.
E’ faticoso crescere in un ambiente che rimane sempre lo stesso, che non accetta sfide, che non si modifica; questo non significa non stabilire dei punti fermi e imprescindibili, che orientano il percorso di maturazione. Un ambiente sempre uguale a se stesso ingessa la mente e lavora solamente per uniformare al modello che si ritiene valido, senza prendersi la briga di diventare cercatore di tesori!

Perché cercatore di tesori?
Noi genitori, educatori, insegnanti, terapeuti dobbiamo scoprire la nostra vocazione di cercatori di tesori (avete presente Harry Potter, che nella squadra di Quiddich aveva il ruolo appunto del cercatore del boccino d’oro, prezioso e piccolissimo?): dobbiamo allenarci a cercare il tesoro che è nei nostri bimbi, anche quando questo tesoro è nascosto bene e sembra quasi inesistente!
Dobbiamo tirare fuori da loro tutto il meglio possibile, aiutandoli a diventare pienamente loro stessi.
Non ci dobbiamo curare di ciò che non sapranno mai fare, ma di ciò che possono e devono imparare a fare e questo vale per tutti i bimbi!

Per essere buoni cercatori dobbiamo cercare di mantenere, o ritrovare, la nostra autostima, l’orgoglio per ciò che stiamo facendo e la gioia di essere chiamati ad un  arduo compito, che è un viaggio bellissimo.
Scrolliamoci di dosso l’idea del genitore perfettoe cuciamoci addosso il vestito sartoriale della nostra genitorialità, che è unica e che non ammette paragoni, ma cerca solo il confronto per migliorarsi.
Mio figlio si chiama … e io sono sua mamma, suo papà; è in questa relazione UNICA che io devo trovare la mia dimensione. Fare paragoni con chi penso sia più bravo di me non mi aiuta, anzi, mi affossa, mi fa sentire inadeguato.
E’ nell’unicità di relazione con il mio bimbo, con la mia bimba, che io devo crescere!

CONTRIBUTI OFFERTI DA DIVERSI AMICI A GENITORI MEDIATORI
In questa sezione troverete contributi vari raccolti nel cammino di Genitori Mediatori, offerti da voci diverse (ragazzi che stanno seguendo un percorso Feuerstein, terapisti, mamme e papà.
Lo stile di scrittura è molto colloquiale e semplice, per favorire una migliore comprensione.

1.

LA MIA RELAZIONE
(Elena, 13 anni)

Ho imparato che l’ intelligenza si può anche insegnare:

uno dei principali insegnamenti è l’approccio che si da al bambino insegnandogli

di porsi delle domande e cercare con i metodi opportuni di trovare la risposta

giusta con le varie opportunità .

Con il Metodo Feuerstein abbiamo incominciato a confrontare più sistematicamente i vari elementi che caratterizzano quella cosa o quel oggetto. E’ molto importante cercare i termini più specifici per dare i diversi collegamenti alle varie cose .

Facendo questo metodo io ho ottenuto risultati molto importanti, riesco a osservare le cose in modo più sistematico e sono riuscita ad avere più fiducia in me stessa e su quello che faccio. Sbagliando sono riuscita a capire dove sbagliavo e imparando non commetto più questi errori.

Con Cristina ci siamo dati un punto di incontro tra noi due, abbiamo tenuto in rilievo la base della mediazione come fa FEUERSTEIN.

Abbiamo creato questo gruppo per discutere su alcuni temi della mediazione, sulla vita di lui, in modo di dare informazioni molto utili nella vita quotidiana e di tenere come esempio colui che lo ha inventato e cerca di dare le sue parole sperando che tutti noi possiamo arrivare ad una posizione soddisfacente.

Elena

2.
la dott.ssa Sandra Marchetto psicologa, è venuta a trovarci nell’incontro di marzo 2007. Traggo diversi spunti che condivido volentieri con voi.

Sandra era partita da un concetto che noi, come Genitori Mediatori, conosciamo molto bene: L’ESSERE UMANO, IN QUALUNQUE MOMENTO DELLA SUA VITA, E’ MODIFICABILE E PUO’ ATTIVARE RISORSE INASPETTATE. Questo è il fondamento della teoria della Modificabilità Cognitiva Strutturale tanto cara a Feuerstein.
Avevamo fatto insieme poi un semplice esercizio, che possiamo ripetere anche ora: chiudiamo gli occhi e pensiamo ad una situazione inaspettatamente difficile, che abbiamo superato egregiamente e in cui la nostra capacità di cambiamento e di adattamento ci ha stupiti! Ecco, questa è la Modificabilità Cognitiva.

Sandra ci aveva inoltre ricordato che la Modificabilità viene stimolata e suscitata da una ESPERIENZA DI APPRENDIMENTO MEDIATO, concetto che probabilmente, alla luce anche dell’incontro che abbiamo avuto con la dott.ssa Kopciowski, ora ci è molto chiaro. La presenza di un Mediatore accanto a noi aiuta ad “imparare a imparare” e favorisce il “vedersi pensare”. Produce insomma una vera e propria esperienza metacognitiva.
La mediazione può essere vista anche attraverso questi 3 gesti:
– cullare,
– massaggiare/sostenere,
– spingere all’autonomia.
Poniamoci l’obiettivo di essere mediatori con i nostri figli, anche attraverso semplicissimi gesti come quelli che ci ha indicato Sandra.

Credo poi che Sandra ci abbia raccontato una cosa bellissima: LE LUCI E LE OMBRE SI FORMANO ANCORA PRIMA DELLA NOSTRA NASCITA IN BASE A PERMESSI E DIVIETI (A. Carotenuto).

1) PERMESSI PER VIVERE.
a. il permesso di esistere e appartenere.
b. Dare la fiducia di poter stare bene e avere una vita serena e piena.
c. Il permesso di essere intimo, ossia di esprimere i pensieri e i sentimenti anche quando non sono positivi assumendosene le responsabilità.
d. Il permesso di “sentire” e assorbire la propria famiglia.

2) PERMESSI PER CRESCERE.
a. permesso di essere un bambino.
b. Permesso di poter crescere, spingendo il bambino all’autonomia.
c. Permesso di pensare, quindi non dire “ci penso io!”, ma lasciare il tempo al proprio bimbo di esprimersi, di fare, di essere.

3) PERMESSI DI ESSERE SE STESSI.
a. “Puoi essere te stesso!”, ti amo così come sei.
b. Permesso di riuscire nella vita, fidarsi della strada che nostro figlio prenderà.
c. Permesso di essere importante per le persone che incontra.

4) PERMETTERSI DI SBAGLIARE.
Ci accomuna il terrore di sbagliare, di fare danni irreparabili per i nostri bimbi che già hanno esigenze speciali. Sandra ci da un consiglio di cuore, per noi e per i nostri figli: IMPARIAMO A PERDONARCI.

3.
Incontro con la dott.ssa Tiziana Grando psicologa, dell’Associazione “Insieme Intelligenti” di Milano.
Tiziana ha voluto dare un tono molto semplice, familiare e “dialogante” al suo intervento, lasciando tanto spazio alle mamme e ai papà presenti.
Che cosa ci ha detto? Ecco qualche semino…

Dobbiamo essere genitori consapevoli! Non genitori “tecnici”, addetti ai lavori, ma nemmeno genitori in balia degli eventi. Genitori consapevoli, insomma!

Il Metodo Feuerstein è una strada, come ce ne possono essere altre mille! E’ ovvio che noi siamo sostenitori di questo Metodo speciale per bimbi con esigenze speciali, però è necessario anche che tutti quelli che partecipano al Gruppo Genitori Mediatori avvertano la nostra libertà, il nostro tendere sempre e comunque al bene del bambino, che viene prima di ogni altra cosa.

Bisogna trovare la propria strada di genitore, la propria modalità di interazione con il figlio; ben venga il confronto, che è una cosa splendida, ma la mia strada sarà sempre e comunque inedita rispetto alle esperienze che sento. La mia strada va cercata.

Ultimo semino gettato da Tiziana: l’elemento fondamentale di un gruppo è l’essere insieme, per non perdersi di fronte alle tante difficoltà.

4.
Condivido volentieri con voi uno scritto che mi è arrivato da Geurusalemme, in cui il dott. Daniele Morselli psicologo, che tanti di voi conoscono, racconta la sua esperienza all’ICELP di Gerusalemme, centro fondato da Reuven Feuerstein.

“Salve a tutti ! Dopo alcuni mesi di assenza dall’Italia Cristina mi ha convinto a scrivere per raccontarvi come è costituito il Centro Feuerstein di Gerusalemme e quali sono le mie attività qui.

L’ISTITUTO FEUERSTEIN
Come Cristina vi avrà accennato, da Ottobre 2007, primo in Italia, sto facendo un ‘esperienza lavorativa come volontario presso l’ICELP di Gerusalemme, l’Istituto dove Reuven Feuerstein lavora da più di 50 anni con il suo staff. Per meglio soddisfare le differenti richieste che arrivano all’Istituto, lo stesso è stato diviso in alcuni dipartimenti, anche se ciascun dipartimento rende conto direttamente a Feuerstein. Reuven non è mai stanco di vedere bambini, ed a ogni bimbo/ragazzo del centro dedica un po’ di tempo: vuole sempre vedere i nuovi casi che arrivano da tutto il mondo, e cerca di controllare periodicamente ogni ragazzo dell’Istituto per sincerarsi dei progressi fatti e per suggerire nuove modalità di lavoro.
Le tipologie di persone che afferiscono all’ICELP sono diverse: in primis autismo, sindrome di Down, ritardo generalizzato dello sviluppo, iperattività, lesioni cerebrali, ecc… Anche l’età è una variabile molto eterogenea: si va da bambini che hanno alcuni mesi di vita ad adulti.

IL MIO LAVORO AL CENTRO
Veniamo ora alla mia attività al centro. Siccome non parlo ebraico (anche se lo sto studiando si tratta di una lingua molto diversa dalla nostra), lavoro con soggetti che parlano l’Inglese o il Francese. Per queste ragioni lavoro sia nel dipartimento Servizi Internazionali di Steven Gross (che si occupa dei bambini che vengono dall’estero), sia sotto l’egida diretta di Reuven Feuerstein. Sfruttando le mie competenze di Psicologo e la mia formazione al metodo Feuerstein, lavoro sia sulla valutazione che sul trattamento (riabilitazione cognitiva con i principi dell’Esperienza di Apprendimento Mediato).
Per quanto riguarda la Valutazione lavoro prevalentemente con la batteria LPAD e LPAD Basic, gli strumenti inventati da Reuven per valutare la propensione all’apprendimento dei soggetti; per quanto concerne il trattamento lavoro con gli strumenti del PAS e del PAS Basic. Ma non finisce qui: siccome i ragazzi sono spesso ad un livello pre-PAS Basic, si lavora con loro attraverso il gioco sui concetti di base (forma, colore, dimensione, numero, orientamento). Una volta cioè imparati i principi dell’Esperienza di Apprendimento Mediato sugli strumenti “convenzionali” (PAS ed LPAD) al Centro si prova a trasferirli al gioco. Questo tipo di lavoro mi permette quindi di specializzarmi sui ragazzi molto basso funzionanti, che è quello che mi piacerebbe fare una volta tornato in Italia: valutare e potenziare cognitivamente ragazzi pre-PAS Basic.”

5.
Sono davvero felice di poter condividere con voi una pagina del diario di Monica, una mamma presente alla Giornata di Studio organizzata da Una Chiave per la Mente a Jesolo il 10 luglio 2008.

“Sull’integrazione ………..nella scuola

E’ sempre un’opportunità da non lasciarsi sfuggire quella di partecipare ad un incontro con la metodologia della mediazione e con il prof Feuerstein Raphael in particolare; sono sacrifici che ripagano con abbondanza di esperienze. Infatti sono tornata a casa con inaspettate motivazioni, rinnovata carica e un nuovo modo di leggere certi avvenimenti.
L’introduzione fatta da Feuerstein, in particolare, è stata per me occasione di rilettura della vicenda scolastica di mio figlio, con una diversa prospettiva che mi ha acceso verso convinzioni che ora sto cercando di mettere in pratica per davvero!
F. ha infatti sostenuto che l’integrazione di bambini con abilità differenti in classi normali, se da un lato è auspicabile per le già note motivazioni, dall’altro rischia di privare il bambino di un percorso fatto più a sua misura. Senza ritornare alle vecchie scuole speciali, è necessario trovare il giusto percorso per fare in modo che lo sviluppo più lento dei bambini con difficoltà non riduca questi soggetti ad essere in classe niente di diverso da “un pesce in un acquario”. Questa infatti non è integrazione: il bambino si sente parte della classe quando condivide con essa la maggior parte del percorso didattico: ed allora non bisogna avere paura di fermare questi b. per permettere loro di ripetere la classe rifacendo un programma che li vedrà senz’altro più abili e capaci, rinforzando le loro competenze e recuperando ulteriormente le loro carenze. Le abilita degli altri bambini devono essere il più possibili simili a quelle dei nostri bimbi speciali e allora dimentichiamoci dell’età di nostro figlio e concentriamoci sulle sue capacità, individuando per lui il gruppo più simile ai suoi apprendimenti. Certo anche queste scelte non sono indolore; pensiamo ad esempio al cambio della cerchia di amicizie, ma la sofferenza dei distacchi è ampiamente ripagata dal maggior senso di competenza del bambino.
Rafi Feuerstein ha raccontato molte cose della propria esperienza personale; suo figlio Elkanann infatti ha la sindrome di down e le sue parole hanno acquistato quindi un valore ancora maggiore.
Varie poi le testimonianze di terapisti e genitori che hanno in me suscitato emozioni e motivazioni: dal ragazzo con la sindrome di Lesch-Nyhan presente al convegno con genitori ed educatori che ha commosso, alle esperienze di riabilitazione motoria sulla canoa, alla nostra Cristina che ha raccontato brillantemente, come è nel suo stile , la sua esperienza di mediatrice con bambini adottati (avete letto il suo intervento?)
Al convegno ho inoltre potuto accordarmi con i componenti dell’equipe di Feuerstein per una breve valutazione delle capacità cognitive di Roberto. E così sono ritornata a Jesolo con mio figlio, che è stato valutato da Sary Aloni (che ricordava Robby da una precedente valutazione). Ha riscontrato i suoi progressi e il suo migliorato approccio all’apprendimento e si è complimentata con me e Cristina per il lavoro svolto fino ad ora. Ci ha poi fornito ottimi suggerimenti pratici per fare proseguire R. verso forme di pensiero più elaborate e sugli strumenti migliori da applicare prossimamente.
Questa sì che è collaborazione!!! E’ davvero molto ricco il bottino che porto a casa da questi due giorni di impegnativo lavoro!!
e questo non è che l’inizio!”
Un bacio a tutti
Monica

6.
Essere genitori completi

Ringrazio Marina, che è stata con noi al Gruppo Genitori Mediatori il 29 marzo 2009 e che ha condiviso questi suoi pensieri che vi affido con gioia.

“Mi chiamo Marina Cometto , sono la mamma di Claudia Bottigelli , una ragazza di quasi 36 anni con gravissima disabilità, e presidente dell’associazione omonima che offre aiuto e sostegno alle famiglie con figli disabili gravi e gravissimi .

Non voglio insegnare nulla a nessuno, ne ho i titoli per farlo, semplicemente vi voglio raccontare la nostra esperienza, nella speranza che possa essere d’aiuto a qualcuno per affrontare più serenamente questa straordinaria avventura di vita, molto impegnativa , ma anche molto significativa che mi ha fatto crescere come persona, come donna e come madre .

Non si è mai pronti a diventare genitori , figuriamoci poi di un figlio con handicap. È una vita riscritta dal principio alla fine .

Intanto si spende, noi abbiamo speso , molto tempo per renderci conto di quanto ci era accaduto, i ritardi nella crescita in confronto alla figlia più grande, le rassicurazione dei medici, i viaggi della speranza, poi l’accettazione della realtà, che non vuol dire rassegnazione, ma solo aver finalmente preso in considerazione che vi sono dei seri problemi. Sono le mamme spesso che prendono le iniziative, che di solito trovano le soluzioni possibili, che nel nostro caso non sono purtroppo arrivate; per tanti di voi oggi vi sono molte più possibilità di riabilitazione e i vostri figli potranno accedere a molte più opportunità, che non sempre saranno risolutive , ma comunque vale la pena di provare..

Se avete altri figli è ancora più difficile essere genitori sereni, costruttivi e completi , è difficile sorridere a un figlio quando l’altro è nell’altra stanza che soffre per la sua malattia o i suoi limiti, sono molte le patologie che causano una disabilità grave e a seconda che siano di origine genetica, metabolica, trauma da parto, incidente noi saremo chiamati ad aiutare i loro fratelli a vivere comunque la loro vita serenamente e se possibile allegramente.
Dobbiamo cercare di non far travolgere i fratellini e le sorelline dallo tsunami che ha travolto la nostra vita di genitori, in seguito alla nascita di un figlio con esigenze speciali!
Noi abbiamo fatto così con la prima figlia, Cristina, che inevitabilmente ha avuto la vita rivoluzionata dalla nascita di Claudia. Io e mio marito eravamo molto giovani e poco attenti, pieni di speranze , per cui ci siamo accompagnati nel cammino di conoscenza e accettazione della situazione. Ho lasciato Cristina con il papà o gli zii per portare Claudia da qualche medico anche all’estero che sembrava potesse aiutarla e lei, bimba dolce e riflessiva, solo molto tempo dopo mi ha raccontato di quanto ha sofferto per la mia lontananza; sono stata fortunata perché questo non ha avuto ripercussioni sul suo affetto per me come mamma o su quello per la sorellina.

Quindi ai genitori oggi dico : cercate , provate , andate , ma non lasciate a casa gli altri figli o se dovete farlo per forza sia per poco tempo.

Con il più piccolo, Mirko, è stato molto più facile , lui è arrivato che Claudia aveva 14 anni ed è stato lui a doversi adeguare alle esigenze familiari dettate dalla presenza di una persona con grave disabilità sempre in evoluzione.
Li abbiamo fatti “incontrare” subito, il piccolo aveva 2 mesi e già stava a pavimento per poter interagire con la sorella che stava molto tempo a tappeto per la fisioterapia e per potersi muovere, se ne avesse avuto possibilità o necessità, senza pericolo, ampliare gli orizzonti ,come ci era stato detto e il letto o la carrozzina erano troppo limitativi; lui strisciava fino a lei e lei sorrideva felice, ancora oggi come vede o sente il fratello Claudia sorride.

Abbiamo fatto i salti mortali per riuscire a rispettare le esigenze e le inclinazioni di ognuno. Per la prima figlia, Cristina, andavo con Claudia a accompagnarla a teatro nel primo pomeriggio dopo la scuola per fare danza e poi io e lei proseguivamo e andavamo dai nonni, il papà uscendo dal lavoro andava a prendere Cristina e poi passava a prendere noi e poi tutti a casa, ma erano le 8 di sera con spesso ancora i compiti da fare , ma la danza era in quel periodo il suo mondo , pensavamo che se avesse avuto interessi avrebbe forse vissuto meglio la situazione e credo di aver fatto la scelta giusta.
Il papà la accompagnava spesso agli spettacoli mentre io stavo a casa con Claudia, avevamo trovato un equilibrio che permetteva a Cristina di vivere le sue prime esperienze al di fuori della scuola e della famiglia incontrandosi e scontrandosi con il mondo circostante , con le sconfitte e le vittorie che qualsiasi bambino incontra; è maturata certamente molto prima dei suoi coetanei perché non potevamo eliminare del tutto le difficoltà evidenti, come ad esempio un ricovero ospedaliero necessario per Claudia che le portava via la mamma per un po’ di tempo, però assimilato bene perché a sua volta quando ha dovuto essere ricoverata per l’appendicite e le tonsille il posto della sua mamma era vicino a lei. Il fatto di sapere questo le ha fatto capire che non vi erano differenze, che la sorella non aveva il monopolio dell’affetto , ma che l’amore dei genitori per magia invece di dividersi per 2 si moltiplicava e nessuna delle 2 avrebbe affrontato un momento difficile senza la mamma vicino.
Questo l’ha resa sicura di se.
Ogni tanto dedicavo una giornata solo a lei , da sola o insieme al papà, e in quel giorno eravamo solo per lei , era un momento di svago, di allontanamento dallo stress , che ci ricaricava. Credo che riuscire a bilanciare le esigenze di tutti non sia facile , ma si possa fare , l’importante è il rispetto per gli spazi di ognuno, il rispetto per le singole inclinazioni , l’assoluto interessamento dei genitori anche per cose che sembrano superflue ma se sono importanti per loro allora lo devono diventare anche per noi e se ci aggiungiamo tutto l’amore che proviamo per ognuna di queste nostre creature indipendentemente dalle loro condizioni di salute, allora saremo riusciti a essere genitori completi.

Con il fratello più piccolo la strada è stata più semplice, avevamo l’esperienza , l’età e la possibilità di essere più presenti , il percorso di diagnosi e riabilitazione era ormai stabilizzato , avevamo imparato a essere più sicuri di noi come genitori, eravamo più informati e questo ci ha permesso , credo, di affrontare questo nuovo miracolo della genitorialità con più serenità.

Anche in questo caso abbiamo ritenuto fosse importante per il bambino avere degli interessi extrascolastici che lo aiutassero a confrontarsi con gli altri, ad aprirsi e inserirsi nel gruppo e con il gruppo, di lui hanno detto < è un leader, ma un leader positivo > e ha sempre visto la presenza di Claudia non come un impedimento alla sua realizzazione ma a un complemento della sua personalità.”

Marina Cometto autrice del libro “Mio figlio ha le ali”, edizioni Erikson. Di professione moglie e mamma, ha creato l’Associazione Claudia Bottigelli per il sostegno nella quotidianità delle famiglie con figli con esigenze speciali gravi.