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Che cos’é

By Cristina Cattini on 28 settembre 2010 in IL METODO FEUERSTEIN
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Il Metodo Feuerstein
REUVEN FEUERSTEIN psicologo israeliano, nato in Romania nel 1921, ha dedicato la propria vita alla ricerca e alla pratica in campo educativo. Il suo approccio è diventato un punto di riferimento a livello mondiale per il recupero di difficoltà cognitivo/relazionali e per il potenziamento delle abilità di base anche in chi non presenta problemi.
Ha ricevuto la laurea honoris causa presso l’Università di Torino nel 1999 per la rilevanza scientifica ed il significato sociale dei suoi interventi educativi in favore dei soggetti deboli, marginali e in difficoltà di apprendimento.

IL METODO FEUERSTEIN

Il Metodo messo a punto da Reuven Feuerstein è detto Programma di Arricchimento Strumentale (P.A.S.) e ha come obiettivo quello di accrescere la modificabilità per orientare le persone verso una maggiore efficienza ed una maggiore capacità di adeguamento del proprio comportamento alle diverse situazioni che la vita propone (Kopciowski).
Gli ambiti di applicazione sono i più diversi (scuola, lavoro su se stessi in caso di desiderio di potenziare il proprio patrimonio cognitivo, nel mondo aziendale e nell’aiuto a bambini e ragazzi in grave difficoltà).
Lo scopo del P.A.S. è quello di correggere o potenziare le funzioni cognitive che sono alla base del pensiero umano attraverso una serie di attività che affrontano in maniera sistematica i vari aspetti del pensiero. Questo obiettivo primario viene raggiunto grazie a sei sotto-obiettivi:
1.correggere le funzioni carenti nel processo mentale, cognitivo ed affettivo della persona attraverso una serie di esercizi che richiedono l’utilizzo di processi mentali sempre più sofisticati.
2.Orientare e creare la struttura del programma insegnando i concetti di base, il lessico, le operazioni mentali e le relazioni necessarie sia a risolvere gli esercizi del P.A.S. sia a risolvere i problemi della vita in generale.
3.Suscitare una motivazione intrinseca di consolidamento, che nasca da dentro la persona, delle funzioni cognitive attraverso la formazione di regole di approccio al lavoro ed alla creazione di un bisogno interiore.
4.Creazione di una motivazione che nasca da dentro il bambino, la persona e che non sia determinata da circostanze ed avvenimento, ma sia frutto di una libera scelta personale.
5.Produrre l’esperienza di insight (generalizzazione dal campo specifico alla vita) attraverso la riflessione sulle cause del successo o dell’insuccesso in un determinato compito e riguardo la capacità di applicare in diversi contesti i principi e le strategie acquisite tramite l’applicazione del P.A.S.
6.Facilitare la costruzione di un’immagine di se come di una persona capace di creare informazioni, di fare inferenze, di produrre idee nuove e di agire consapevolmente, cambiando il ruolo del soggetto da passivo recettore e riproduttore di informazioni a produttore consapevole delle proprie capacità di creazione e di estrapolazione di informazioni.

Il P.A.S. aiuta il bambino ad “assumere una forma” che non è più un insieme di parti, ma è una coesione tra le parti e il tutto, tra le parti e l’insieme.
La sua struttura mentale incrementa la capacità di trasformarsi, adattandosi e potenziandosi continuamente.
La modificabilità si autoperpetua, cioè continua ad autogenerarsi, producendo cambiamento, anche quando gli stimoli proposti dal P.A.S. cessano.

Il Metodo Feuerstein si basa su un presupposto fondamentale, ossia la fiducia nella modificabilità cognitivo-strutturale degli uomini.
Il ragionamento è così:
gli esseri umani sono modificabili;
la persona che sto educando è modificabile;
io sono in grado di modificare la persona;
io stesso sono una persona che può e deve essere modificata;
la società e modificabile e deve essere modificata.

Il Metodo Feuerstein non solo ci insegna ad avere una visione dinamica della persona, ma anche del mondo, sostenuti da un incrollabile fiducia e ottimismo nella possibilità di miglioramento delle persone e della storia.
Il mondo infatti è perfezionabile, se ciascuno di noi si rende conto di essere modificabile.

IL MEDIATORE

Il Metodo Feuerstein si avvale della presenza fondamentale di un Mediatore, che si interpone fra la persona e gli esercizi, senza tuttavia sostituirsi ad essa.
“Vivere vuol dire cambiare”, dice Feuerstein.
Tramite l’intervento del Mediatore si possono raggiungere obiettivi che fino a quel momento ai più parevano irraggiungibili; sappiamo però che non è sufficiente esporre la persona ad uno stimolo perché ci sia apprendimento, ma che per ottenere delle modificazioni è necessario che il Mediatore si interponga attivamente, con intenzionalità, tra il bambino e gli stimoli stessi.

L’intelligenza infatti è qualcosa che si può anche insegnare. Lo si fa:
• guidando l’individuo a porsi domande;
• stimolandolo a confrontare oggetti, eventi ed avvenimenti, cercando collegamenti tra fatti apparentemente non correlati fra loro;
• inducendolo ad utilizzare un vocabolario appropriato e corretto;
• incoraggiandolo ad astrarre dalla situazione vissuta al momento, per andare oltre e immaginare fatti futuri o passati, certi o solo possibili, reali o fantastici.

Lo si fa insegnando
• la fiducia in se stessi,
• la valutazione obiettiva dei propri successi,
• il far tesoro degli errori per trarne insegnamento,
• che la collaborazione porta ad un arricchimento reciproco
• e la condivisione aiuta a superare le difficoltà.

Lo si fa attraverso la mediazione, il concetto basilare del pensiero di Feuerstein!

Anche una persona che ha sofferto di carenze educative o che presenta problemi di altro genere, sotto la guida di un buon mediatore può vedere rifiorire le proprie funzioni cognitive inadeguate e trovare un posto soddisfacente nel mondo.
Mamma e Papà sono i primi mediatori, sono loro che aprono la mente ai propri figli anche quando la situazione di partenza può apparire particolarmente problematica e difficile.
Feuerstein dice: “Lavorando con i nostri bambini scopriamo insieme a loro cose che neanche loro sapevano di conoscere, e, a volte, creiamo con loro capacità che, senza il nostro intervento, forse non sarebbero mai emerse”
Il compito dei genitori si concretizza nel fornire/creare gli strumenti necessari allo sviluppo affettivo, sociale, emotivo e cognitivo dei figli perché possano raggiungere l’autonomia e la capacità di scelta.

LA PEDAGOGIA DELLA MEDIAZIONE

Quanto detto finora è la Pedagogia della Mediazione.
La Mediazione è “un fattore universale capace di incidere sulla struttura cognitiva umana e di creare nuove strutture (plasticità della mente) che prima non esistevano. Essa integra tutti gli altri elementi quali: l’eredità genetica, la costituzione, la maturazione e l’interazione attiva con l’ambiente” (Feuerstein, 1990).
Il Mediatore assume il ruolo di filtro fra chi apprende e la realtà esterna e accompagna il bambino nelle diverse fasi dell’atto mentale, con lo scopo di attivare tutto ciò che è necessario perché il bambino sia in grado, in futuro, di affrontare in autonomia la vita.
Pian piano il Mediatore fa dono al bambino della capacità di mediazione fra se stesso e la vita che lo aspetta.